IL SIGNIFICATO FISIOLOGICO DI PENSARE POSITIVO: IL BENESSERE PASSA ANCHE PER LA MENTE! 

Sara Rizzo

Da un punto di vista tanto filosofico quanto fisiologico l’uomo è un’unità somato-psichica. Il corpo e la mente (insieme al corredo emozionale ed affettivo) sono parti integranti ed integrate di un sistema unitario, fortemente interconnesse tra loro e in continua influenza reciproca. 

Ma quanto davvero il pensiero e gli stati di coscienza incidono sugli stati organici e fisiologici che coinvolgono il nostro organismo, come nel caso di patologie anche gravi?

L’interazione corpo-mente è da tempo una realtà scientificamente comprovata. Di fatto i sistemi nervoso, endocrino e immunitario sono in strettissima relazione: è stato rilevato che il cambiamento degli stati di coscienza, per esempio nelle situazioni di rilassamento (meditazione) o di stress, produce effettive modificazioni sul piano ormonale, linfocitario e gastrointestinale (Boscagli, 2011).

Numerose evidenze sperimentali hanno confermato che il pensiero agisce sull’organismo mediante variazioni di parametri del tutto misurabili e che possono interessare la postura, la glicemia, le endorfine, le onde elettromagnetiche emesse dal corpo, le cellule immunitarie. In particolare vale la pena considerare l’influenza esercitata sul sistema immunitario, che si esplica attraverso ormoni e sostanze che vengono rilasciate in determinate condizioni: durante il rilassamento e negli stati di benessere l’organismo libera sostanze simili a benzodiazepine ma prive di effetti dannosi, e immunomodulatori che aumentano le barriere immunitarie; al nervosismo e allo stress, invece, segue la produzione di sostanze eccitatorie e oppiacei naturali, che inibiscono, almeno temporaneamente, la resistenza immunitaria (Felten et al., 1987).

Altri dati indicano la presenza di una cinquantina di neurotrasmettitori che il nostro cervello è in grado di generare se sollecitato per mezzo di un pensiero o di un’immagine mentale. Si è visto, in merito a ciò, come uno stimolo mentale e psichico, appunto, possa risultare addirittura un analgesico di gran lunga più potente della morfina (Berloco, 2011).

Possiamo affermare, allora, che c’è una inscindibile connessione tra il pensiero e la salute.

Se da una parte, infatti, si è sperimentato che pensieri negativi, pessimismo, stati cronici di ansia e tensione, sentimenti di ostilità e cinismo possono avere risvolti patologici, raddoppiando il rischio delle persone di ammalarsi (ad esempio di asma, artrite, emicrania, diabete, demenza, ulcera gastrica e cardiopatie) (Goleman, 1997); dall’altra parte, è apparso evidente che credenze positive, ottimismo, atteggiamenti e condizioni mentali di serenità determinano minore probabilità di sviluppare patologie e una migliore risposta alla malattia, laddove sia già esplicita.     

Ne deriva che “curarsi” passa sicuramente attraverso l’azione dei farmaci ma è necessario sostenersi anche attraverso l’acquisizione ed il mantenimento di un’attitudine e una modalità di pensiero positive. Una simile disposizione mentale produce effetti benefici tutt’altro che immaginari. Per cui, in caso di malattie come la depressione, il Parkinson, la sclerosi multipla, l’osteoartrite o il cancro, molti studi clinici hanno mostrato significative sensazioni di miglioramento per il paziente, date proprio dalle risposte corporee ad un modo positivo di affrontare la malattia e considerare la cura (Proietti, 2014).

Imparare a pensare positivo, infine, non vuol dire trascurare i problemi o essere sempre persone felici, ma significa sviluppare un atteggiamento proattivo e creativo, adottare una maniera costruttiva e proficua di fronteggiare difficoltà e problematiche apparentemente insormontabili.  

Riferimenti bibliografici

Beroco R. (2011), Importanza del pensiero positivo, in http://www.medicitalia.it/minforma/medicina-generale/889-importanza-pensiero-positivo.html?refresh_ce

Boscagli I.  (2011), Il rapporto mente-corpo e il benessere psicofisico, in http://www.psicologi-italia.it/psicologia/psicologia-del-benessere/907/rapporto-mente-corpo.html

Felten DL. et al. (1987), Noradrenergic sympathetic neural interaction with the immune system: structure and function, in Immunological Reviews (100), 225-260.

Goleman D. (1997), Intelligenza emotiva, Milano, Rizzoli 1997.

Proietti G. (2014), Gli effetti del pensiero positivo sulla malattia organica, in http://www.psicolinea.it/positivo-malattia-organica/

LA VECCHIAIA EMOZIONANTE

Catia Ciancio

 

Ogni progetto richiede una motivazione… Negli anni, diversi sono i progetti a cui ho potuto partecipare, tra i quali, in particolare, quello nell’ambito dell’assistenza agli anziani fragili e Alzheimer, realizzato insieme a stimati colleghi e in partnership con importanti associazioni (ADA Lazio, AUSER Lazio, ANTEAS Lazio, ALZHEIMER UNITI Onlus, Casa della Solidarietà Onlus). Aldilà del progetto in sé vorrei soffermarmi a ricordare la fondamentale esperienza dello “stare in relazione”, come “strumento” che renda davvero possibile qualsiasi relazione d’aiuto. A questo proposito non posso fare a meno di ricordare un seminario tenuto dall’emerito dott. Fasolo sui pazienti anziani, un incontro ricco di spunti di riflessione. Primo fra tutti i pensieri risuonava il termine “VECCHIO”: Fasolo iniziò a parlare di sé come nonno in pensione introducendo, così, il gruppo di vecchi, muovendosi dai fattori terapeutici del gruppo al sovradosaggio. Il vocabolario dei sinonimi e contrari riporta: (sinon.) di tarda età, anziano, longevo, attempato, decrepito, antiquato, disusato, logoro, cadente;  (contr.) giovane, nuovo, recente. E’ proprio qui il punto, vecchio può essere associato a qualcosa di passato, stra-usato o fuori moda e, quindi, qualcosa che non serve più, da buttare, da cambiare con il nuovo. Tuttavia, proprio citando Fasolo, parliamo di persone, di soggettività, di esperienze di vita…

In fondo un cambiamento richiede la consapevolezza di ciò che è passato per fare in modo che vi sia la separazione da esso e l’individuazione del nuovo.

Il concetto di cambiamento, quindi, implica di per sé sia il declino sia lo sviluppo; Dewey (1939, in Laicardi, Pezzuti, 2000), parla del paradosso dell’invecchiamento e della maturazione. L’individuo nel passare degli anni diventa biologicamente vulnerabile fino a morire, nel contempo maturando in  esperienza e conoscenza. Numerosi sono gli studi sul processo dell’invecchiamento (Zanetti et al., 2002) inteso come alternanza tra discontinuità e continuità, tenendo presente l’incidenza sulla continuità di un invecchiamento normale di malattie, eventi esterni, ecc… Tuttavia, anche la discontinuità porta in sé un’accezione “evolutiva”, quando rappresenta la possibilità di far riemergere risorse presenti ma dimenticate, di cui l’individuo può riappropriarsi (Laicardi, Pezzuti, op.cit.).

 Ecco, quindi, l’importanza di “incontrare” l’immagine in fieri del vecchio: darsi la possibilità, nella pratica clinica, di non “prendere la massima distanza, con la più strenua oggettivazione possibile, dai vecchi, dal loro involuto modo di esprimersi, dalla loro paradossale, incompetente saggezza” (Fasolo, 2006, pag.39).

Solo così, infatti, si potrà “stare in relazione” attraverso la dinamica dell’ “incontro con l’Altro”.

Ogni progetto richiede un motus intrinsecamente correlato a emozioni, ma occorre che il professionista in primis possa riconoscerle per rendere ogni progetto realizzabile in modo autentico.

 

                                                                          

BIBLIOGRAFIA

Fasolo F. (2006), “Terapia di gruppo con gli anziani: quale “scientificità va garantita ai nostri anziani?”, Gruppi, Vol. VIII, N. 1.

Fasolo F. (2006), “Crescere anziani: il contributo integrativo della Gruppoanalisi”, in Scocco P., De Leo D., Pavan L. (a cura di), Manuale di psicoterapia dell’anziano. Bollati Boringhieri, Torino.

Fasolo F. (2007), Psichiatria senza rete, CLEUP, Padova.

Fasolo F. (2007), “Caregiver sarà lei! Un approfondimento sulle reti relazionali”, in Neve E., Berto I. (a cura di), Anziani non autosufficienti: prendersi cura di chi si prende cura. Fondazione E. Zancan, Padova.

Laicardi C., Pezzati L. (2000), Psicologia dell’invecchiamento e della longevità, Il Mulino, Bologna.

Zanzi, E. e Cavallero, P. (2000), L’anziano e il farmaco: corpo e pensiero tra sofferenza e rimedio, “Psicologia Europea“, n. 2, anno XII, Edizioni Universitarie Romane, Roma.

Zanzi, E., Venturelli, A. (2002), Psicologia dell’invecchiamento, “Bollettino d’informazione dell’Ordine degli Psicologi della Regione Emilia-Romagna“, n.1, Gennaio.

LA QUESTIONE VACCINI, ALDILÀ DEI PUNTI DI VISTA

Ciancio Catia e Ciancio Loreta

 

Diverse sono le posizioni considerate e, probabilmente prese, riguardo ormai l’ampiamente discussa “questione vaccini”, così come altrettanto varie sono le notizie che si trovano navigando nel Web. Complessivamente, risulta condivisibile l’importanza della spiegazione tecnico-scientifica di medici, immunologi, biologi; tuttavia, seppur specialistica, tale prospettiva rischia di essere poco esaustiva se si tralascia quella politica.

Scopo di questo articolo è evidenziare in modo sintetico e fruibile a tutti quanto i diversi contributi in materia ci ricordano: a partire dall’origine, la scoperta del vaccino, fino ad arrivare alla sua evoluzione a scopo profilattico e terapeutico.

Innanzitutto ci sembra opportuno ricordare la definizione di salute data nel 1946 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS): "Stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia". Tale definizione ci ricorda, da un lato, uno dei diritti basilari delle persone, dall’altro il dovere degli Stati nel promuovere la salute collettiva.

Successivamente, nella Conferenza dell’OMS tenutasi nel 1986, fu elaborata la carta sulla promozione della salute (Carta di Ottawa) che ne amplia la definizione: "La promozione della salute è il processo che conferisce alle popolazioni i mezzi per assicurare un maggior controllo sul loro livello di salute e migliorarlo. Questo modo di procedere deriva da un concetto che definisce la salute come la misura in cui un gruppo o un individuo possono, da un lato, realizzare le proprie ambizioni e soddisfare i propri bisogni e dall’altro, evolversi con l’ambiente o adattarsi a questo. La salute è dunque percepita come risorsa della vita quotidiana e non come il fine della vita: è un concetto positivo che mette in valore le risorse sociali e individuali, come le capacità fisiche. Così, la promozione della salute non è legata soltanto al settore sanitario: supera gli stili di vita per mirare al benessere".

Senza dimenticare che “la vaccinazione è un diritto fondamentale di ogni bambino ed è stata individuata come una delle azioni necessarie per ottemperare alla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia”.

Da questa premessa ed in linea con il tema da trattare, non possiamo fare a meno di sottolineare quanto la prevenzione delle malattie infettive costituisca uno dei principali obiettivi della Sanità Pubblica, di cui ognuno è responsabile.

 

Pertanto, le vaccinazioni sono una scoperta che ha cambiato il volto della storia della medicina: grazie all’uso dei vaccini è stato abolito il vaiolo, sono quasi scomparsi il tetano, la poliomielite, la difterite, così come risultano ridotte le malattie virali (epatite B, morbillo, rosolia, parotite) e le malattie batteriche (meningite).

Ma di cosa si tratta?

Il nome vaccino (dal latino vaccinus, vacca), deriva dalle prime sperimentazioni di Edward Jenner nel 1796: il vaiolo prelevato dalle vacche infette veniva inoculato negli uomini allo scopo di immunizzarli. Il vaccino, quindi, è un prodotto la cui somministrazione è in grado di indurre una risposta immunitaria specifica contro un determinato microrganismo (virus, batterio o parassita). I vaccini possono essere costituiti da microrganismi vivi attenuati, cioè in grado di indurre la risposta immune ma non la patologia; da microrganismi inattivi (uccisi) o da componenti (frammenti) di questi agenti.

Lo scopo dei programmi di vaccinazione consiste nel fatto che la vaccinazione di un numero di individui avrà effetti positivi sulla popolazione estesa, in quanto in grado di indurre la cosiddetta immunità di branco (immunizzando, appunto, la maggior parte della popolazione). Inoltre, gli stessi individui, in cui non è avvenuto il contatto con il patogeno, vengono protetti interrompendo, così, la catena di infezione. Per consentire che ciò accada, è stato stimato che occorre la vaccinazione di almeno l’80% della popolazione.

In seguito alle vaccinazioni possono presentarsi effetti collaterali, la cui incidenza, tuttavia, risulta inferiore a complicanze causate dall’infezione naturale.

Negli ultimi anni le stesse evidenze scientifiche sono al centro di un contraddittorio politicizzato, tanto da attivare un altro tipo di contagio sociale: paura verso il vaccino come artefice di altre patologie (ad esempio, autismo, malattie autoimmuni, altro) e ansia, definibile come la paura senza oggetto. Eppure gli studi validati non mancano, basti pensare alla raccolta di 45 studi scientifici Internazionali sulla sicurezza dei vaccini dell’American Academy of Pediatric (2013). D’altronde, attestato che la modalità di comunicare produce una risposta emozionale, in linea con l’esigenza di informarsi consapevolmente, sarà altrettanto importante chiedersi quanto addirittura il panico possa essere funzionale al controllo. Di seguito si riporta una sitografia fruibile a tutti per attingere informazioni più dettagliate e consapevoli.

 

 

Sitografia:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/05/25/vaccini-a-decidere-sia-la-politica-e-non-linteresse-multinazionale/3613330/ IlFattoQuotidiano.it / BLOG / di Diego Fusaro

https://it.wikipedia.org/wiki/Vaccinazione#Storia

http://www.epicentro.iss.it/focus/globale/documentazioneMondo.asp

https://it.wikipedia.org/wiki/Promozione_della_salute

www.move-europe.it/Salute.htm

http://docplayer.it/3824032-I-virus-protagonisti-di-grandi-tragedie-ma-anche-possibili-alleati-per-la-salute-quale-evoluzione-nel-prossimo-futuro.html

Jain, A., Marshall, J., Buikema, A., Bancroft, T., Kelly, J. & Newschaffer, C. (2015). Autism Occurrence by MMR Vaccine Status Among US Children With Older Siblings With and Without Autism. JAMA, 313
in: http://www.stateofmind.it/2015/05/vaccino-causa-autismo/

Gallucci A. (07/05/2015), Il vaccino MPR possibile causa dell’Autismo? Le risposte di uno studio americano. La ricerca dimostra che non esiste nessuna associazione tra il vaccino MPR e l’insorgere di patologie dello spettro autistico, in linea con studi precedenti,in: http://www.stateofmind.it/2015/05/vaccino-causa-autismo/

http://www.vaccinarsi.org/contro-la-disinformazione/web-e-vaccinazioni.html

 

http://www.epicentro.iss.it/temi/vaccinazioni/pdf/Piemonte.pdf

Ara G., Giovannetti F. (2012) Vaccinazioni: le risposte alle domande più frequenti dei genitori, in: http://www.epicentro.iss.it/temi/vaccinazioni/pdf/Piemonte.pdf

Dixon J.,  Durrheim K. (2017), The Principle-Implementation Gap in Attitudes Towards Racial Equality (and How to Close It), Journal of Social Iussues, in http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/j.1540-4560.2010.01645.x/abstract

John Dixon, Kevin Durrheim, Colin G. Tredoux, Linda R. Tropp, Beverley Clack, Liberty Eaton, Michael Quayle (2010), Challenging the Stubborn Core of Opposition to Equality: Racial Contact and Policy Attitudes, Journal of Social Iussues, in http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/j.1540-4560.2010.01645.x/abstract

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