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Temporalità e motivazione. Come le categorie di passato, presente e futuro orientano l’azione umana

April 12, 2017

 

 

La dimensione temporale condiziona, in maniera diretta o indiretta, la condotta umana ed ogni evento comportamentale di una persona. A partire dalla seconda metà del novecento, lo studio della temporalità è stato assunto sempre più come studio della prospettiva temporale (Frank, 1939), ossia l’insieme di «tutte le dimensioni e le caratteristiche dell’esperienza temporale di un individuo» (Palmonari et al., 1979, p. 241). In tal senso, svariati autori (Zimbardo, 2004; Maggiolaro, 2005; Laghi, 2009) suggeriscono che le categorie temporali di passato, presente e futuro rappresentino delle variabili socio-cognitive e perciò influenzino la percezione, l’atteggiamento e la condotta delle persone, aiutando il soggetto a dare significato, ordine e coerenza agli eventi e alle esperienze personali e sociali. In particolare, la dimensione temporale assume significativa importanza durante la fase evolutiva dell’adolescenza, quando l’individuo acquisisce la vera “padronanza del tempo” (Fraisse, 1957) e momento in cui «la consapevolezza e la concezione soggettiva del passato, del presente e del futuro può avere ripercussioni su numerosi esiti psicosociali relativi a identità, motivazione, adattamento, comportamenti rischiosi e interazioni interpersonali» (Laghi et al., 2013, p. 483).

Pertanto, la prospettiva del tempo costituisce un fattore motivazionale, intrinseco e di auto-regolazione. Inoltre, da considerarsi importante è l’influenza esercitata dal presente e dal passato nell’attivazione del sistema motivazionale e nella direzione del comportamento: il ruolo del passato, si gioca nella capacità di rendersi come atto cognitivo presente, come memoria di sé e della propria esperienza tensiva (Kashio, 2012, p. 2).

Insieme alla prospettiva temporale, un elemento cruciale che si pone a fondamento del modo di essere e di agire degli individui è il processo della ricerca di senso: una motivazione sui generis, un’esigenza del tutto fisiologica nel processo di crescita, che si esprime come desiderio di conferire un orientamento all’esistenza, percepire un appagamento esistenziale, sentirsi l’artefice delle proprie stesse scelte (Frankl, 2005, pp. 101-102). Quella al senso, dunque, è una motivazione che identifica la volontà della persona poiché attiva un processo di riflessione che comprende sia i processi motivazionali sia il concetto di competenza nella sua dimensione autoregolativa dell’azione.

Il bisogno di competenza, ossia il voler essere efficaci, sviluppare e mettere in pratica abilità per manipolare l’ambiente, è interpretato nella letteratura psicologica da Deci e Ryan (1985) che la spiegano come una motivazione intrinseca innata da soddisfare e che sta alla base di una condotta autodeterminata (Brophy, 2003, p. 35). La percezione della propria abilità o della propria competenza nel portare a termine un compito specifico gioca un ruolo centrale in tutte le teorie che considerano la motivazione, che influisce grandemente sulla disponibilità a impegnarsi in un’attività o in un compito da svolgere e sul livello e continuità di sforzo esplicato (Bay – Grzadziel – Pellerey, 2010, p. 36).

Risulta importante, dunque, promuovere quelle che sono state definite come competenze strategiche e autoregolative che il soggetto esprime nel pianificare, realizzare e valutare in maniera autonoma i suoi processi di apprendimento (Wirth e Leutner, 2008).

 

Bibliografia

Bay M. – Grządziel D. – Pellerey M. (2010), Promuovere la crescita nelle competenze strategiche che hanno le loro radici nelle dimensioni morali e spirituali della persona, Cnos-Fap, Roma.

Brophy J. (2003), Motivare gli studenti ad apprendere, LAS, Roma.

Deci E.L. – Ryan R.M. (1985), Intrinsic Motivation and Self-Determination in Human Behavior, Plenum, New York.

Fraisse P. (1957), Psychologie du temps, Press Universitaires de France, Paris.

Frank L. (1939), Time perspectives, in “Journal of Social Philosophy and Jurisprudence”, 4, pp. 292-312.

Frankl V.E. (2005), La sfida del significato. Analisi esistenziale e ricerca di senso, Centro Studi Erikson, Trento.

Kashio M., Time Perspective and Motivation in Interpersonal Contexts, in “Japanese Psychological Research”, 54(3), pp. 297-309.

Laghi F. (2009), Stati di identità e prospettiva temporale in adolescenza, in “Giornale Di Psicologia”, 3(1), pp. 63-71.

Laghi F. et al. (2013), Identity status differences among Italian adolescents: Associations with time perspective, in “Children and Youth Services Review”, 35, pp. 482-487.

Maggiolaro E. (2005), La prospettiva temporale in adolescenza studio teorico-metodologico, in “Psychofenia. Ricerca e analisi psicologiche”, 2(2), pp. 51-75.

Palmonari A. et al. (1979),  Identità imperfette,  Il Mulino, Bologna.

Wirth J. – Leutner D. (2008), Self-Regulated Learning as a Competence. Implications of Theoretical Models for Assessment Methods, in “Zeitschrift für Psychologie/Journal of Psychology”, 216, pp. 102-110.

Zimbardo P.G. (2004), A new perspective on psychological time: Theory, research, and assessment of individual difference in temporal perspective, in “Journal of personality and social psychology”, 33(4), pp. 451-470.

 

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