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L’importanza della sospensione di senso nel lavoro gruppoanalitico

February 15, 2017

 

 

Delle ali e un altro apparato per respirare che ci

permettessero di attraversare l’immensità degli spazi, ci

sarebbero inutili, perché se salissimo su Marte o Venere

conservando gli stessi sensi, questi rivestirebbero dello

stesso aspetto delle cose della Terra tutto quello che potremo

vedere. L’unico vero viaggio, l’unico bagno di giovinezza,

sarebbe non andare verso nuovi paesaggi, ma avere altri cento

occhi, vedere l’universo con gli occhi di un altro, di cento altri,

vedere i cento universi che ciascuno vede, che ciascuno è.

Marcel Proust, “La prigioniera”.

 

Capire le dinamiche di gruppo e comprendere il gruppo senza comprendere: è possibile senza esser catturati dal bisogno di “trovare” il senso logico, il filo conduttore di pensieri, parole, fantasie…?

Neri ha sottolineato “la capacità di rendersi profondamente conto del significato e del senso di ciò che una persona sta dicendo” (Neri, 2001, pag.199), parlando dell’efficacia della narrazione, evidenziando come, insieme all’attenzione intensa e alla sintonia, l’intelligenza ne rappresenti la condizione necessaria. Essa è espressa dal “bi-pensare” piuttosto che dal “comprendere”: proprio la ricerca di un senso logico allontana dalla dinamica gruppale.

Citando Freud: “Infatti, non appena ci si propone di mantenere tesa la propria attenzione a un determinato livello, si comincia anche a operare una selezione del materiale offerto; se ci si concentra con particolare intensità su un brano, se ne trascura in compenso un altro e si seguono nella scelta le proprie aspettative o le proprie inclinazioni” (Freud, 1974, p. 533).

La tecnica per affrontare questa difficoltà “consiste semplicemente nel non voler prendere nota di nulla in particolare e nel porgere a tutto ciò che ci capita di ascoltare la medesima attenzione fluttuante” (Freud, op.cit., pp. 532-533). In tal senso, l’atteggiamento più idoneo da parte del clinico in terapia è quello di essere il più neutrali possibile: si tratta di sviluppare un atteggiamento di ascolto non focalizzato. Bion riprendendo il concetto freudiano di attenzione fluttuante ha dato alcuni suggerimenti su come deve essere l’assetto mentale dell’analista: “Ho dato questo suggerimento: scarta la tua memoria, scarta il tempo futuro del tuo desiderio; dimenticali entrambi, sia quello che sapevi sia quello che vuoi, in modo da lasciare spazio ad una nuova idea. Forse sta fluttuando nella stanza in cerca di dimora un pensiero, un’idea che nessuno reclama (…)” (Neri et al., op.cit., p. 252, 1987).

Ecco, quindi, le caratteristiche dell’assetto mentale dell’analista: pazienza, autonomia, paradossalità, attraversare il non-senso e investimento di affetti.

Perché un’interpretazione possa essere recepita, è preliminare che si riattivino le capacità cognitive dei membri del gruppo (Neri, 1996) e, nel contempo, perché tale riattivazione possa realizzarsi è necessario attraversare il non-senso. L’attraversamento del non-senso, infatti, è indispensabile per il recupero dell’intuizione e della capacità di insight.  Bion parla di attiva rinuncia alla memoria, al desiderio e alla comprensione.

Non più ricerca di senso, ma posizione di dubbio aperto che richiede al terapeuta capacità di tollerare la propria frustrazione dovuta alla sospensione di giudizio, possibile attraverso quello che Fadda chiama l’atto di fede: “Tale atto di fede è da considerarsi non come un’abdicazione acritica al trascendente e al soprannaturale né come un punto di vista religioso (quale può intendersi nell’accezione comune del termine), ma come un assetto mentale peculiare al procedimento scientifico, che permette all’analista di sviluppare quella funzione della personalità, l’intuizione, attraverso cui diventa possibile captare gli stati emotivi in fieri” (Fadda, in Neri et al.1987, p. 199).

Non è importante trovare un senso a queste considerazioni, se non lasciare aperte domande di riflessione per favorire la libera discussione alla ricerca delle possibili dinamiche di gruppo anche tra i neo professionisti!

Non posso fare a meno di ricordare il terapeuta “amministratore” di Foulkes, direttore e guida responsabile di un percorso che condivide con il gruppo: l’analista che diviene “il conduttore”, lasciando spazio al gruppo affinchè prenda l’iniziativa, sempre al servizio del gruppo, lasciandosi guidare dal gruppo stesso. Il conduttore che sa stare nella non conoscenza, nell’attesa e fiducia nel gruppo, spazio contenitore dei contenuti psichici trasformati in rappresentazioni, fantasmi non ancora pensati (Foulkes, 1964).

 

“Mi sono moltiplicato per sentirmi,

per sentire ho dovuto sentire tutto,

sono straripato,

non ho fatto altro che traboccarmi (…)”.

Fernando Pessoa, “Il poeta è un finitore”.

 

Riferimenti bibliografici:

BION W. R. (1970), trad. it. Attenzione e interpretazione, Armando, Roma 1973.

FOULKES S.H. (1964), Psicoterapia e analisi di gruppo, Boringhieri, Torino.

FREUD S. (1914), trad. it. Opere: 1909-1912 Casi clinici e altri scritti, Boringhieri, Torino 1974, pp.532-533.

NERI C. CORREALE A., FADDA P. (a cura di) (1987), Letture bioniane, Borla, Roma, pp.199, 252.

PESSOA F. (1992), Il poeta è un fingitore, Feltrinelli, Milano.

NERI C. (1996), “L’assetto mentale dell’analista al lavoro nel gruppo”, in Gruppo e funzione analitica, XVII, 2, 20-27.

NERI C. (2001), Gruppo, Borla, Roma.

 

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